OpenAI ha pubblicato un post sulla political advocacy. Dice tre cose: l’azienda è OpenAI e PAC, non ha donato a super PAC, non ha finanziato candidati. Poi prende le distanze da Leading the Future, il PAC sostenuto dal co-fondatore Greg Brockman. Infine rivendica la trasparenza come principio: nessun gruppo esterno parla per OpenAI, le policy vanno giudicate per ciò che l’azienda dice e fa pubblicamente.
La mia tesi: il post non è trasparenza è teatro di trasparenza
Rivela ciò che è comodo rivelare e scherma ciò che conta, a cominciare dal rapporto tra l’azienda e il PAC finanziato dal suo co-fondatore.
Cosa rivela e cosa scherma quel post
Il post compie tre atti precisi.
La prima: l’assenza di PAC aziendali. OpenAI dice di non avere un PAC dei dipendenti, di non aver donato a super PAC, di non aver finanziato candidati.
Tutto vero e tutto irrilevante come indicatore di neutralità. L’assenza di un PAC non significa assenza di influenza politica; significa che l’azienda ha scelto un canale diverso. Nel 2024 OpenAI ha quasi raddoppiato la spesa per il lobbying federale rispetto all’anno precedente, superando il milione di dollari secondo i dati pubblici di OpenSecrets. Uffici politici a Washington, Bruxelles, Londra. La forma dell’influenza cambia, la sostanza no.
La seconda mossa: la distanza da LTF. Il post dice che Greg Brockman sostiene Leading the Future «in capacità personale», che OpenAI «non dirige le attività di LTF né ha visibilità sulle loro operazioni». Il problema non è la correttezza formale ma probabilmente è legale. Il problema è presentarla come se risolvesse la questione. Brockman non è un dipendente qualunque: è il co-fondatore e Presidente. La sua capacità «personale» di influenzare il dibattito sull’AI è inseparabile dal suo ruolo aziendale, perché è esattamente quel ruolo che gli dà autorevolezza.
«OpenAI does not direct the activities of LTF, or have visibility into their operations.»
Questa frase è il cuore del teatro. Non dirigere le attività di LTF non significa non trarne beneficio. Non avere visibilità non significa non operare nello stesso ecosistema. È una formulazione che crea distanza formale dove esiste prossimità sostanziale.
La terza mossa: la rivendicazione della trasparenza. «Le nostre posizioni vanno giudicate per ciò che diciamo e facciamo pubblicamente.» Principio ragionevole applicato selettivamente. OpenAI chiede che il proprio posizionamento sia giudicato su ciò che rende visibile, mentre il PAC del suo co-fondatore opera in uno spazio che l’azienda dichiara di non vedere. Trasparenza a geometria variabile.
L’obiezione più forte
La posizione opposta merita di essere presa sul serio. La separazione tra attività personale e aziendale è un principio democratico fondamentale. I dipendenti di ogni azienda hanno il diritto di partecipare alla vita politica con le proprie risorse. Pretendere che OpenAI controlli le scelte politiche del suo co-fondatore sarebbe autoritario e creerebbe un precedente pericoloso. Inoltre il post va letto per ciò che aggiunge al dibattito: OpenAI fissa uno standard più alto di qualsiasi concorrente, dichiarando opposizione agli astroturfing e chiedendo trasparenza ai gruppi di advocacy. Nessun’altra azienda AI ha fatto altrettanto.
L’argomento ha forza ma crolla come un castello di carta su un punto. Brockman non è «un dipendente qualsiasi che fa politica nel tempo libero». È il co-fondatore e Presidente di un’azienda che cerca di definire le regole della governance AI a livello globale. Quando una persona con questa autorevolezza finanzia un PAC che opera nel dominio della policy AI, la distinzione tra «personale» e «aziendale» diventa una finzione giuridica, non una separazione reale e indipendente. Il precedente pericoloso non è chiedere conto di questa sovrapposizione è normalizzarla e far sì che questa sia il vero volto di un azienda chiamandola «trasparenza».
OpenAI e PAC: Il confine comodo
Chi segue il dibattito sulla governance AI sa che il vero potere non sta nei PAC ma nella capacità di definire i termini del dibattito. OpenAI fa esattamente questo: definisce cosa conta come «advocacy» (solo ciò che l’azienda fa direttamente), cosa conta come «trasparenza» (solo ciò che l’azienda sceglie di mostrare), e cosa resta fuori dal perimetro (le attività del PAC del suo co-fondatore). La domanda che nessuno si pone è questa: se il co-fondatore di OpenAI finanzia un PAC che opera nello spazio della policy AI, e l’azienda dichiara di non avere visibilità sulle sue operazioni, stiamo parlando di trasparenza o di una clausola di non responsabilità travestita da principio?
Non è trasparenza. È visibilità selettiva.
Se OpenAI volesse vera trasparenza una visione iniziale che ricordiamo dell’azienda prima accettare 200 milioni dal governo americano a costo “dell’any-lawful-use” per il DoW americano, ancor prima di diventare un azienda for-profit, ancor prima di quando il CEO Altman disse che costa più il “una vita umana e il suo processo creativo e di fabbisogno energetico che allenare un modello, farebbe tre cose che il post non fa.
Primo: riconoscere che la distinzione tra «personale» e «aziendale» nel caso Brockman/LTF è una scelta, non un dato di fatto e spiegarne la legittimità, invece di presentare l’assenza di controllo come virtù.
Secondo: pubblicare l’elenco delle organizzazioni nell’ecosistema AI policy che hanno ricevuto finanziamenti da chi ricopre ruoli di leadership in OpenAI.
Terzo: aprire il dibattito sulle proprie posizioni di lobbying con lo stesso dettaglio che chiede agli altri — non un post generico, ma le posizioni specifiche su ciascun provvedimento regolatorio in discussione.
Nessuna di queste tre cose è nel post. Il pezzo usa il linguaggio della trasparenza per rendere invisibile ciò che non vuole mostrare. Dichiara principi giusti e opposizione agli astroturfing, chiarezza su chi rappresenta chi — per ottenere l’effetto di un’apertura che nella sostanza è una chiusura. Il lettore esce sapendo ciò che OpenAI vuole che sappia, e non sapendo ciò che conta.
Il palcoscenico è illuminato. Le quinte, al buio.
Fonti citate
1. Our views on AI policy and political advocacy, OpenAI, 1° giugno 2026.
2. OpenAI has upped its lobbying efforts nearly sevenfold, MIT Technology Review / dati OpenSecrets, 21 gennaio 2025.
