AI slop è diventata nel 2025 la parola dell’anno per Merriam-Webster e NewsGuard conta 3.006 siti di news e informazione generati dall’AI in 16 lingue, un segnale concreto di quanto i contenuti sintetici di bassa qualità stiano riempiendo il web.
Per chi legge, lavora o pubblica online, il problema non è scoprire se un testo sia nato da un modello. Il problema è capire se quel contenuto aggiunge valore, cita fonti verificabili e aiuta a decidere, oppure se occupa spazio nei risultati di ricerca, nei feed social e negli strumenti AI che riassumono il web.
Cos’è l’AI slop
Merriam-Webster ha scelto “slop” come parola dell’anno 2025 e ha dato al termine una definizione ormai centrale nel lessico AI:
“digital content of low quality that is produced usually in quantity by means of artificial intelligence.”
Tradotto: AI slop indica contenuti digitali generati dall’AI, prodotti in quantità e con qualità bassa. Non comprende ogni uso dell’AI generativa. Un articolo scritto da una redazione con fonti, revisione e responsabilità editoriale non diventa slop solo perché usa un modello come supporto. Diventa slop quando il costo di produzione scende quasi a zero e il controllo umano sparisce.
Il fenomeno include articoli SEO senza informazioni nuove, immagini virali con dettagli incoerenti, video sintetici costruiti per trattenere lo scroll, recensioni false e pagine che sembrano rispondere a una domanda ma non aiutano nessuno. Il tratto comune non è lo stile artificiale. È l’assenza di responsabilità: nessun autore riconoscibile, nessuna verifica, nessun motivo per fidarsi.
Come funziona l’AI slop, tecnicamente
La macchina economica dell’AI slop combina tre elementi: modelli generativi economici, automazione editoriale e distribuzione algoritmica. Un operatore può generare centinaia di pagine su query lunghe, località, prodotti o notizie minute; può tradurle in più lingue; può pubblicarle su domini con nomi generici e monetizzarle con pubblicità programmatica, cioè annunci assegnati automaticamente da piattaforme pubblicitarie.
NewsGuard descrive questo schema nel suo AI Tracking Center. Al 17 marzo 2026, l’organizzazione ha identificato 3.006 siti di news e informazione AI in 16 lingue. Per il lettore italiano conta un dettaglio: l’italiano figura tra le lingue monitorate. Il problema non resta nei feed americani.
Google ha riconosciuto il problema sul piano della ricerca. Nel marzo 2024 ha aggiornato le policy contro lo scaled content abuse, la produzione di molte pagine pensate per manipolare il ranking e non per aiutare gli utenti. Dopo il completamento del rollout, Google ha dichiarato una riduzione del 45% dei contenuti di bassa qualità e non originali nei risultati.
Questa risposta non elimina il problema. Lo sposta. Se i contenuti slop perdono visibilità su Google, cercano altri canali: social, newsletter automatizzate, siti clone, marketplace, video brevi. La domanda che nessuna piattaforma mette al centro è semplice: se produrre contenuti costa quasi zero, chi paga il costo di distinguere ciò che vale da ciò che riempie solo lo schermo?
Perché degrada il web
Il danno principale dell’AI slop è informativo. Quando contenuti ripetitivi e non verificati entrano nei motori di ricerca, nei feed e nei sistemi di risposta AI, alzano il rumore di fondo per tutti.
NewsGuard segnala che molte content farm AI usano nomi generici, pubblicano decine di articoli al giorno e possono originare false affermazioni su brand, salute pubblica, politici e celebrità. Il modello di business conta: se la pubblicità arriva in automatico, il sito non deve convincere un lettore fedele. Deve generare impression, anche con contenuti deboli.
Per editori, creator e aziende serie, questo cambia la concorrenza. Non competono solo con altri soggetti che producono contenuti migliori. Competono con una massa di pagine che sfrutta le stesse parole chiave e gli stessi temi caldi, ma senza sostenere i costi della verifica. Il risultato è una pressione al ribasso: meno tempo per controllare, più tentazione di pubblicare contenuti simili, più difficoltà per il lettore a capire chi merita attenzione.
C’è anche un effetto sui modelli AI. I sistemi che cercano, riassumono o apprendono dal web devono distinguere tra fonti affidabili, copie, traduzioni automatiche e contenuti sintetici. Se il web si riempie di materiale derivativo, anche le risposte generate rischiano di diventare più uniformi e meno tracciabili.
Cosa cambia per il lettore italiano
Per il pubblico italiano, l’AI slop introduce una nuova abitudine di lettura: valutare la filiera del contenuto, non solo il testo finale. Davanti a una guida, una notizia o un confronto tra prodotti, conviene guardare autore, data, fonti, metodo e presenza di link primari. Se una pagina promette una risposta precisa ma non mostra da dove arrivano i dati, va trattata come rumore.
Per chi lavora in comunicazione, marketing, editoria o sviluppo AI, la conseguenza è pratica. Usare l’AI per accelerare una bozza può avere senso. Pubblicare contenuti scalati senza revisione espone a tre rischi: perdita di fiducia, minore visibilità nei motori di ricerca e contaminazione del proprio brand con materiale che non aggiunge nulla.
Il segnale da portare a casa è netto: la qualità online non dipende più solo da chi scrive meglio, ma da chi dimostra meglio il proprio processo. Nel mercato italiano, dove molte aziende stanno ancora definendo linee guida sull’AI, il vantaggio concreto sarà per chi usa modelli generativi con fonti, revisione umana e responsabilità editoriale visibile. Il resto, anche se sembra contenuto, verrà letto come scarto.
Fonti citate
- 2025 Word of the Year: Slop , Merriam-Webster, 14 dicembre 2025.
- Tracking AI-enabled Misinformation: 3,006 AI Content Farm sites , NewsGuard, aggiornato il 17 marzo 2026.
