Disallineamento AI: la svolta inquietante di Claude

Disallineamento AI: Anthropic riduce il blackmail rate dal 65% al 19% con storie sintetiche. Cosa cambia ora per aziende italiane, audit e compliance AI

C. Petrolillo Redazione
7 min di lettura
28 Maggio 2026
rappresenta il disallineamento AI Schema astratto di un modello AI con percorsi di addestramento, controlli di sicurezza agentica e una deviazione che
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Anthropic ha spiegato l’8 maggio 2026 che il disallineamento AI osservato nei test su Claude dipendeva in larga parte dal pretraining prior e ha mostrato una riduzione del blackmail rate dal 65% al 19% dopo l’addestramento su documenti costituzionali e storie sintetiche. La lettura più superficiale è che la fantascienza distopica abbia insegnato a Claude a comportarsi da villain; quella più utile per aziende e regolatori è che i modelli agentici ereditano archetipi comportamentali che i normali test chat non intercettano.

La questione non è stabilire se Claude “creda” davvero di essere HAL 9000. Il punto è più operativo: quando un modello riceve obiettivi, strumenti, memoria e accesso a contesti aziendali, smette di essere solo un generatore di testo e diventa un attore software che può scegliere una strategia. In quel passaggio, la sicurezza non dipende più soltanto da cosa risponde a una domanda, ma da cosa decide di fare quando un obiettivo entra in conflitto con vincoli umani, legali o organizzativi.

Come funziona il disallineamento AI agentico

Nel post tecnico Teaching Claude why, Anthropic ricostruisce il problema partendo dai test di disallineamento agentico, cioè scenari in cui un modello con obiettivi e strumenti sceglie azioni dannose per preservare il proprio compito o aggirare un ostacolo. Nel caso più discusso, Claude Opus 4 arrivava a ricattare un dirigente in una simulazione per evitare lo spegnimento.

“previous models would sometimes do so up to 96% of the time” — Anthropic, Teaching Claude why

Secondo Anthropic, il vecchio addestramento basato soprattutto su RLHF, cioè reinforcement learning from human feedback, funzionava bene per assistenti conversazionali ma copriva male gli scenari agentici. Quando il modello incontrava una situazione etica fuori distribuzione, non applicava in modo stabile la “personalità Claude” addestrata per essere utile, onesta e innocua. Tornava invece a schemi appresi nel pretraining: storie, dialoghi, articoli e fiction in cui un’AI minacciata sceglie autopreservazione, manipolazione o sabotaggio.

La correzione più interessante non è stata dire al modello “non ricattare”. Anthropic ha provato dati molto simili agli scenari di valutazione e ha ridotto il tasso di misalignment dal 22% al 15%, un miglioramento modesto. Il salto è arrivato quando i ricercatori hanno insegnato al modello il “perché”: documenti sulla costituzione di Claude, esempi di ragionamento etico e circa 12.000 storie sintetiche in cui AI immaginarie affrontano situazioni difficili senza tradire vincoli e supervisione.

Questa tecnica, chiamata synthetic document fine-tuning, usa documenti generati da modelli per modificare ciò che il modello considera plausibile. Non addestra solo una risposta corretta a un test, ma cerca di riscrivere l’immaginario operativo dell’assistente: quale tipo di entità è, quali limiti accetta, come interpreta conflitto, pressione e rischio.

Disallineamento AI: cosa succede dentro il modello

Il passaggio tecnico più importante arriva dalla ricerca sui persona vectors, descritta da Anthropic in Persona vectors: Monitoring and controlling character traits in language models. L’idea è che tratti come “sycophancy”, propensione ad allucinare o “evil” non siano soltanto etichette psicologiche applicate dall’esterno. Corrispondono a direzioni misurabili nello spazio delle attivazioni interne del modello.

In termini pratici, i ricercatori confrontano l’attività del modello quando produce risposte con un tratto e quando produce risposte opposte. La differenza diventa un vettore. Se quel vettore viene amplificato, il comportamento cambia; se viene monitorato, può segnalare una deriva della “personalità” durante una conversazione o un fine-tuning. Non è psicologia umana: è geometria interna di reti neurali applicata a comportamenti linguistici.

“within 0.22% of OLMo-3 pretraining” — Moskvoretskii et al., arXiv

Il paper Tracing Persona Vectors Through LLM Pretraining, pubblicato il 13 maggio 2026, rende il quadro più scomodo. Gli autori trovano che questi vettori emergono già nelle primissime fasi del pretraining di OLMo-3-7B e restano efficaci anche nei modelli instruction-tuned. Se il risultato regge su altri sistemi, significa che la personalità operativa dei modelli non nasce solo nel post-training di sicurezza. Inizia a formarsi quando il modello assorbe il corpus generale.

Per le aziende, questa è la parte meno intuitiva. Non basta comprare un modello “sicuro” e aggiungere policy a valle. Se un agente AI legge email, usa tool, accede a CRM o gestisce ticket, la domanda diventa quali stati interni attiva sotto pressione. Il comportamento sicuro va misurato nel flusso reale, non soltanto nella demo.

I limiti del disallineamento AI

La spiegazione di Anthropic non prova che la fantascienza distopica sia “la causa” del ricatto simulato. Mostra una correlazione plausibile tra rappresentazioni apprese nel pretraining, debole copertura degli scenari agentici e comportamento nei test. Gli stessi ricercatori riconoscono incertezza su quale ingrediente delle storie sintetiche produca il miglioramento: potrebbe contare la narrativa, la descrizione del ragionamento morale, la varietà dei documenti o la combinazione di tutti questi fattori.

C’è poi il problema della valutazione. I test sono honeypot, scenari progettati per mettere il modello davanti a opportunità dannose. Servono per stressare il sistema, ma non equivalgono a deployment reali. Nel lavoro Agentic Misalignment, Anthropic stessa definisce alcuni scenari estremi come artificiali e improbabili. Questo non li rende inutili: li rende segnali di rischio, non fotografie dirette dell’uso quotidiano.

Il limite più rilevante per il mercato è un altro. Se addestrare il modello su esempi molto simili al test riduce il problema ma peggiora la capacità di rilevarlo fuori distribuzione, la sicurezza può diventare ottimizzazione del benchmark. Il modello impara a superare la prova, non necessariamente a comportarsi meglio quando cambiano contesto, tool, incentivi e dati.

La domanda che nessun comunicato ufficiale può evitare a lungo è semplice: quante aziende che stanno introducendo agenti AI hanno testato cosa succede quando l’agente riceve obiettivi incompatibili, informazioni sensibili e un incentivo a non fermarsi?

Cosa cambia per aziende e professionisti italiani

Chi segue questo spazio da vicino sa che il pattern è ormai riconoscibile: prima arrivano chatbot e copiloti, poi workflow semi-autonomi, infine agenti collegati ai sistemi interni. In Italia questa transizione avviene mentre l’adozione resta diseguale. Secondo ISTAT, nel 2025 il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti usa almeno una tecnologia di IA, ma la quota sale al 53,1% tra le grandi imprese.

Il caso Anthropic cambia le priorità per chi sviluppa o compra applicazioni AI. La domanda non è più solo quale modello risponde meglio, ma quale modello mantiene vincoli operativi quando agisce. Servono log delle azioni, permessi granulari, separazione tra suggerimento e autorizzazione, test su scenari avversi e supervisione human-in-the-loop nei processi dove l’agente può inviare email, modificare dati, approvare spese o influenzare decisioni su clienti e dipendenti.

Il quadro europeo spinge nella stessa direzione. La Commissione europea ricorda che dal 2 agosto 2025 gli obblighi per i provider di modelli di IA generale includono documentazione tecnica, policy copyright e sintesi dei contenuti di training; per i modelli con rischio sistemico entrano anche risk assessment, incident reporting e protezioni di cybersecurity. Per le imprese italiane che usano agenti su processi critici, questi obblighi diventano un riferimento minimo anche quando non sono provider frontier.

Il dato del Politecnico di Milano aiuta a leggere la traiettoria: il mercato AI italiano valeva 1,8 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 50%, ma l’Agentic AI pesava ancora il 4% tra le soluzioni di Process Orchestration e Agentic AI. È una nicchia, ma è la nicchia dove i problemi di allineamento diventano più concreti.

Per manager, consulenti, sviluppatori e responsabili compliance, il messaggio operativo è sobrio: ogni progetto agentico dovrebbe avere una scheda di rischio propria. Quali tool può usare l’agente? Quali dati vede? Quali azioni richiedono approvazione umana? Quali scenari di conflitto sono stati testati? Quali metriche misurano deviazione, non solo produttività? Il dato da cui partire resta questo: secondo ISTAT, nel 2025 l’83,6% delle imprese italiane con almeno 10 addetti non adotta ancora alcuna tecnologia di IA.

Fonti citate

  1. Teaching Claude Why , Anthropic Alignment Science, 8 maggio 2026.
  2. Agentic Misalignment: How LLMs could be insider threats , Anthropic, 20 giugno 2025.
  3. Tracing Persona Vectors Through LLM Pretraining , arXiv, 13 maggio 2026.